Oratorio del SS Sacramento

02.05.2015 13:00

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L'Oratorio della Compagnia del SS. Sacramento fu edificato accanto alla Chiesa Madre nel XVI secolo, allo scopo di diffondere il culto dell'Eucaristica nello spirito della Controriforma ed in contrapposizione alla rivolta luterana.

È finemente decorato al suo interno, da stucchi settecenteschi della scuola del Serpotta che richiamano quelli degli oratori palermitani di S. Cita e di San Lorenzo.

L'Oratorio presenta due piccole porte esterne in noce scolpite, opera forse di un certo maestro Francesco Minucilla. Nel vestibolo, a pianta rettangolare, è collocata una lavagna della Madonna del Monserrato (fine del XV secolo), giungiamo nell'ambiente interno, anch’esso a pianta rettangolare, insieme di rara grazia ed eleganza.

Sulle due pareti laterali, in orizzontale è disposta una panca in mogano; ricoperte da preziose decorazioni in stucco sono disposte otto statue allegoriche: a sinistra, la Fede, la Carità, la Fortezza, la Prudenza; a destra, la Speranza, la Giustizia, La Grazia e la Chiesa.

Queste figure allegoriche sono profilate sopra una spalliera architettonica con decorazione di stucco, limitata in forma di edicola, da una cornice ad arco tondo, il cui campo come il catino di una nicchia, è occupato da rande conchiglia, dalla quale scende una cortina drappeggiata.

In alto, si aprono sei finestre riccamente ornate da putti dalle varie forme e dai diversi atteggiamenti, festoni, cesti di frutta, sotto ciascuna di esse sporge una mensola trilobata come un piccolo palcoscenico, a mezzo di figurine a tutto tondo, e narrata una storia avente soggetto i più celebrati miracoli eucaristici, eccetto la prima che rappresenta il sacrificio di Isacco. I soggetti delle altre storie sono: il Santissimo adorato da una belva e la mula che si inginocchia al passaggio dell'Eucaristia, mentre dall’altro lato vicino all’altare i tre miracoli di Bolsena, di Torino e l'apparizione dell'Eucaristia a S. Pasquale che pascola il gregge.

Sui due mascheroni posti agli angoli della prima finestra a destra, è visibile un serpentello (sirpuzza in dialetto siciliano), simbolo con cui Giacomo Serpotta firmava i suoi lavori.

Sopra l'altare, adornato di marmi pregiati, si trova una grande tela cinquecentesca dell'ultima Cena, di autore ignoto. Sull’arco centrale troneggia la

scritta «cogita quali mensa fruaris» di S. Giovanni Crisostomo e il Calice. Nel coretto, oltre a quattro piccoli affreschi riconducibili probabilmente a Guglielmo Borremans, vi sono due tele che rappresentano Elia che riceve il pane dagli angeli e la moltiplicazione dei pani.

 

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